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Hiroshima

La Gambaku Dome

La Gambaku Dome

Hiroshima: La fine dell’umanità e (forse) un nuovo inizio

Il Giappone è una terra incredibile. Ho già auto modo di scriverlo in questo blog. Delle tante giornate del nostro viaggio, questa è forse una delle più significative, e se vogliamo difficili. A Hiroshima l’umanità è morta in modo violento e fra mille atrocità. A Hiroshima la natura ha fatto rinascere la vita, e con essa una nuova umanità, che evidentemente non ha memoria di quanto successo, e intende ripetere gli stessi errori del passato.

La Gambaku Dome
La Gambaku Dome

Il vago programma della giornata

Ma andiamo con ordine. Come mio solito, ho soltanto una vaga idea di ciò che faremo durante la giornata. Normalmente infatti non calcolo i tempi di viaggio, confidando che ciò verrà fatto dalla mia compagna. Certo, so che andremo a Hiroshima, ma non ragiono in maniera conscia e puntuale su come debba essere affrontata la visita ad una città storicamente ed emotivamente così importante per la storia dell’umanità.

Verso il Castello Himeji

Il Castello di Himeji

La prima tappa del percorso di questa giornata è il Castello di Himeji (che si trova a Himeji, nella prefettura di Hyōgo). E io ci vado con l’animo spassionato di chi è convinto di vivere una favola con ambientazione orientale. La giornata è calda ma uggiosa. Appena scesi dal pullman, lungo il percorso che ci conduce all’ingresso dello sconfinato spazio recintato che circonda il castello, inizia a piovere e anche alla grande. Ci ritroviamo, sorridenti sotto i nostri ombrelli, a fare un vero e proprio assalto al castello che si erge maestoso è bellissimo sopra la collina.

In effetti la guida ci sfida ad ogni incrocio della stradina interna, a capire quale delle vie dobbiamo prendere per accedere al castello. Il percorso infatti è stato studiato per disorientare i nemici assalitori e condurli in vicoli ciechi dai quali sarebbe stato ancora più semplice massacrarli.

Dettagli del tetto
Dettagli del tetto

Considerazioni inattuali sui sistemi difensivi

Alzando lo sguardo lungo le alte mura, molti dettagli mi ricordano le imponenti mura di Micene. Ho modo di riflettere sul fatto che nonostante siano passati millenni, e ci troviamo in un’area del mondo completamente diversa, le tecniche di costruzione delle mura di difesa, per quanto possano essersi perfezionate, continuano a rispettare delle regole di base che immagino siano state superate soltanto con l’invenzione di cannoni particolarmente potenti e con l’arrivo degli aerei da guerra.

Scorci
Scorci

All’interno del castello

Giunti all’interno del castello possiamo apprezzare tutto il fascino di questa costruzione lignea ma buia. Dalle finestre e dalle feritoie che incontriamo salendo le scale scricchiolanti, si gode di una splendida vista sulla città.

Scopriamo che è nata qui la leggenda di Bancho Sarayashiki che ha ispirato il romanzo “Ring” e il film Ringu (la cui versione occidentale è il famosissimo The Ring).

Hiroshima

Giungiamo a Hiroshima e percorriamo sul pullman alcune delle vie della città per fermarci in prossimità del ponte a forma di T, che era l’obiettivo della bomba atomica lanciata dagli Stati Uniti sul Giappone. Ho sempre immaginato che un’arma di tale portata avesse completamente raso al suolo tutta la città. Invece scopro che il ponte è rimasto in piedi.

Hiroshima – La Gambaku Dome

Oltre a questo di fronte a noi, si erge come un monito, lo scheletro cupo della Gambaku Dome, una struttura in cemento alta tre piani che culmina in una cupola. Sembra di stara sul set di un film di fantascienza: una civiltà umana che si è estinta da un momento all’altro, mentre costruiva un grandioso palazzo. Che in realtà non era in costruzione, ma è ciò che rimane dopo che il sole ha poggiato il suo dito incandescente sulla terra.

Hiroshima - Monito
Monito

L’umanità è morta

Sfiliamo lungo la via che segna la vergogna dell’umanità. Il fiume che scorre placido di fianco a noi accolto nelle sue acque i corpi martoriati dall’esplosione atomica: i sopravvissuti cercavano invano di spegnere il fuoco che li bruciava da dentro, gettandosi morenti dentro di esso. Pare che la maggior parte fossero bambini o poco più.

Su delle strutture in cemento, grigie come la cenere residua dell’anima dell’uomo bruciata in questo luogo, fioriscono coloratissime delle collane composte da centinaia di gru realizzate con gli origami. Si tratta di una tradizione nata dalla lunga malattia della piccola Sadako Sasaki.

Hiroshima – L’Ipocentro

Ci rechiamo verso l’ipocentro, il punto esatto sul quale è esplosa la bomba atomica. Si trova in una via anonima a poca distanza dall’obiettivo dell’attacco militare. Lo indica un cippo semplice, che passa inosservato ricorda quanto accaduto.

Il parco

Attraversiamo il parco dove una serie di monumenti cercano di ricordare ai passanti cosa sia l’umanità per bilanciare, o almeno tentare di farlo, la devastazione interiore che si prova a percorrere questi luoghi. A vedere queste strutture in cemento, grigie, pare che siano la rappresentazione plastica dell’eco delle urla che sembrano risuonare a distanza di tantissimi anni nell’aria ferma. È una sensazione che ognuno di noi sente indistintamente dentro di se, una presenza invisibile ma costante, che ci accompagna passo dopo passo.

Il Museo del Memoriale

Accediamo al Memorial Museum. È un’esperienza devastante: Dopo poco più di un’ora, non vedo l’ora di uscire. Gli abiti sbrindellati, bruciati, bucati, gli oggetti quotidiani, l’ombra di una persona impressa sulla pietra dall’esplosione atomica. È tutto incomprensibile. Quando vedo il triciclo crollo completamente, mi manca il respiro, non riesco ad accettarlo. È l’esperienza peggiore che io abbia mai provato per fatti non direttamente legati a me come persona. Neppure l’orrore di Auschwitz mi aveva creato tanta difficoltà.

Torniamo in hotel

Rientriamo in albergo decisamente scossi. Dopo esserci rinfrescati, cosa che ci ha consentito di rasserenarci un po’, usciamo per strada per vedere quanto bella sia questa città. Giriamo senza una meta precisa e camminiamo lungo alcune vie commerciali coperte scattando foto ai distributori di bibite. Ceniamo in un ristorante dove in qualche modo riusciamo a comunicare con delle signore anziane sedute nel tavolo di fianco a noi, e ordinando le stesse cose che hanno preso loro. È tutto buonissimo!

È stata una giornata lunga, difficile, provante. Una di quelle giornate che danno significato a tutto un viaggio. Crolliamo a letto. Domani sarà una giornata di rinascita!

Hiroshima – Note a margine

Ps. A margine della descrizione di una delle giornate di viaggio più impegnative, ci sono alcuni aspetti meno seriosi che mi piacerebbe condividere:

  • Abbiamo viaggiato sullo Shinkansen di Hello Kitty. All’interno c’era un vagone completamente marchiato con gruppi di bambini che si ingozzavano di caramelle a forma di questo personaggio e di genitori che scattavano foto. E le foto le abbiamo scattate anche noi.
  • Per il viaggio ci siamo presi dei buonissimi onigiri. In treno sempre meglio avere qualcosa da mangiucchiare!
  • I dorayaki piacciono solo a me!